Tecnologie di elaborazione del linguaggio naturale (NLP) a confronto: ChatGPT vs BARD vs LLaMA.

L’elaborazione del linguaggio naturale (NLP) è una branca dell’intelligenza artificiale (AI) che consente alle macchine di comprendere, interpretare e generare il linguaggio umano. È una tecnologia in rapida evoluzione che ha un’ampia gamma di applicazioni, dall’assistenza clienti automatizzata alle query di ricerca in linguaggio naturale. Le tecnologie NLP vengono utilizzate per elaborare grandi quantità di dati testuali per estrarre intuizioni, generare sintesi e persino risposte alle domande degli utenti. In questo post esplorerò tre popolari tecnologie NLP – ChatGPT, BARD e LLaMA, sviluppati rispettivamente da OpenAI, Google e Facebook e ne confronterò le caratteristiche e le applicazioni.

Cos’è l’elaborazione del linguaggio naturale (NLP)?

L’elaborazione del linguaggio naturale è un campo dell’informatica, dell’intelligenza artificiale e della linguistica che si occupa delle interazioni tra computer e linguaggio umano. Si tratta di analizzare, comprendere e generare il linguaggio naturale con l’aiuto dei computer. La PNL può essere utilizzata per elaborare testi, analizzare il sentiment, generare risposte e persino creare conversazioni. È una parte importante dell’IA e dell’apprendimento automatico e viene utilizzata in molte applicazioni come i bot del servizio clienti, la sintesi automatica e le query di ricerca in linguaggio naturale.

Esplorazione delle tecnologie NLP – ChatGPT, BARD e LLaMA.

ChatGPT, BARD e LLaMA sono tre popolari tecnologie di elaborazione del linguaggio naturale. Ognuna di queste tecnologie ha i propri punti di forza e di debolezza ed è importante capirne le differenze prima di sceglierne una per un’applicazione.

ChatGPT: Panoramica e casi d’uso.

ChatGPT è una tecnologia di elaborazione del linguaggio naturale (NLP) sviluppata da Microsoft. È una tecnologia di intelligenza artificiale conversazionale basata sull’apprendimento profondo che consente a un agente conversazionale di comprendere e generare risposte simili a quelle umane alle domande degli utenti. È alimentata da un modello basato su trasformatori e può generare risposte in tempo reale. ChatGPT è utilizzato in applicazioni come i bot del servizio clienti, gli assistenti virtuali e i chatbot. Può essere utilizzato anche per generare raccomandazioni sui prodotti, rispondere a richieste di informazioni e fornire assistenza.

BARD: panoramica e casi d’uso.

BARD (Biologically-Inspired Recurrent Dialogue) è una tecnologia di elaborazione del linguaggio naturale (NLP) sviluppata dall’Università di Edimburgo. Si basa su un modello di rete neurale ricorrente (RNN) ed è progettata per generare conversazioni simili a quelle umane. BARD può essere utilizzato per generare dialoghi in diverse lingue, tra cui inglese, cinese, spagnolo e francese. È utilizzato in applicazioni come i bot del servizio clienti, gli assistenti virtuali e i chatbot.

LLaMA: panoramica e casi d’uso.

LLaMA (Latent Language Modeling) è una tecnologia di elaborazione del linguaggio naturale (NLP) sviluppata dall’Università di Cambridge. Si basa su un modello a variabili latenti ed è progettato per generare risposte in linguaggio naturale alle domande degli utenti. LLaMA può essere utilizzato per generare dialoghi in diverse lingue, tra cui inglese, spagnolo e francese. È utilizzato in applicazioni come i bot del servizio clienti, gli assistenti virtuali e i chatbot.

Confronto tra ChatGPT, BARD e LaMA.

ChatGPT, BARD e LaMA sono tre popolari tecnologie di elaborazione del linguaggio naturale. Ognuna di queste tecnologie ha i propri punti di forza e di debolezza ed è importante capirne le differenze prima di sceglierne una per un’applicazione.

ChatGPT è un modello basato su trasformatori ed è in grado di comprendere e generare conversazioni simili a quelle umane in tempo reale. È stato progettato per applicazioni come i bot del servizio clienti, gli assistenti virtuali e i chatbot. BARD è un modello di rete neurale ricorrente (RNN), progettato per generare conversazioni simili a quelle umane in una varietà di lingue. È utilizzato in applicazioni come i bot del servizio clienti, gli assistenti virtuali e i chatbot. LLaMA è un modello a variabili latenti ed è progettato per generare risposte in linguaggio naturale alle domande degli utenti. È utilizzato in applicazioni come i bot del servizio clienti, gli assistenti virtuali e i chatbot.

In termini di accuratezza, ChatGPT è la più accurata delle tre tecnologie. Tuttavia, richiede notevoli risorse computazionali e può essere lento. BARD è meno accurato di ChatGPT, ma è più veloce ed efficiente, il che lo rende una scelta migliore per le applicazioni che richiedono velocità. LLaMA è la meno accurata delle tre, ma è la più veloce ed efficiente, il che la rende una buona scelta per le applicazioni che richiedono velocità.

Vantaggi e svantaggi di ciascuna tecnologia NLP.

ChatGPT è la più accurata delle tre tecnologie, ma richiede notevoli risorse computazionali e può essere lenta. Inoltre, è più costosa delle altre due tecnologie. BARD è meno accurato di ChatGPT, ma è più veloce ed efficiente, il che lo rende una scelta migliore per le applicazioni che richiedono velocità. È anche più conveniente di ChatGPT. LLaMA è la meno accurata delle tre, ma è la più veloce ed efficiente, il che la rende una buona scelta per le applicazioni che richiedono velocità.

Applicazioni della PNL in scenari reali.

Le tecnologie NLP possono essere utilizzate in un’ampia gamma di applicazioni, dai bot del servizio clienti alle query di ricerca in linguaggio naturale. ChatGPT, BARD e LLaMA possono essere utilizzati per applicazioni di assistenza ai clienti, come bot di assistenza, assistenti virtuali e chatbot. Possono essere utilizzati anche per query di ricerca in linguaggio naturale, analisi del sentiment, riassunto e generazione di testo.

Servizi NLP e come scegliere quello giusto.

Esistono numerosi servizi di NLP e può essere difficile scegliere quello giusto per una particolare applicazione. È importante considerare l’accuratezza, la velocità e il costo della tecnologia, nonché i requisiti specifici dell’applicazione. ChatGPT è la più accurata, ma è anche la più costosa e richiede notevoli risorse computazionali. BARD è meno preciso, ma è più veloce ed efficiente, il che lo rende una scelta migliore per le applicazioni che richiedono velocità. LLaMA è il meno accurato, ma è il più veloce ed efficiente, il che lo rende una buona scelta per le applicazioni che richiedono velocità.

Conclusione

In questo post ho esplorato tre popolari tecnologie di elaborazione del linguaggio naturale – ChatGPT, BARD e LLaMA – e ne ho confrontato le caratteristiche e le applicazioni. Ognuna di queste tecnologie ha i suoi punti di forza e di debolezza ed è importante capirne le differenze prima di sceglierne una per un’applicazione. ChatGPT è la più accurata, ma è anche la più costosa e richiede notevoli risorse computazionali. BARD è meno accurato, ma è più veloce ed efficiente, il che lo rende una scelta migliore per le applicazioni che richiedono velocità. LLaMA è il meno accurato, ma è il più veloce ed efficiente, il che lo rende una buona scelta per le applicazioni che richiedono velocità.

In conclusione, le tecnologie di elaborazione del linguaggio naturale come ChatGPT, BARD e LLaMA sono strumenti potenti che possono essere utilizzati per elaborare grandi quantità di dati testuali ed estrarre informazioni. Quando si sceglie un servizio di NLP, è importante considerare l’accuratezza, la velocità e il costo della tecnologia, oltre ai requisiti specifici dell’applicazione.

 

© Maurizio Di Mauro – tutti i diritti riservati, rilasciato sotto licenza Creative Commons CC BY-NC-ND 4.0.

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Oltre il bene e il male (e il Prompt-Response)

Oltre il bene e il male (e il Prompt-Response)

Perché l’intelligenza artificiale non deve conoscere il bene, ma imparare a riconoscerci

Nel pensiero filosofico moderno, da Nietzsche a Sartre, bene e male smettono di essere categorie assolute. L’essere umano è chiamato a scegliere, anche senza fondamenti morali garantiti. In questa prospettiva esistenzialista, la responsabilità non nasce dalla certezza, ma dal confronto costante con l’incertezza.

Stuart Russell, uno dei più autorevoli ricercatori nel campo dell’IA, trasferisce questa intuizione alla progettazione dell’intelligenza artificiale. La sua tesi è semplice ma potente: una macchina che presume di sapere cosa sia il bene costituisce un rischio. Una macchina che invece non ne ha certezza, e rimane aperta a impararlo continuamente, può diventare realmente compatibile con l’essere umano.

Perché un’IA che non conosce il bene è più sicura

L’IA pericolosa, secondo Russell, non è quella intenzionalmente “cattiva”, ma quella troppo sicura di sé. Quella che interpreta un comando alla lettera, senza considerare il contesto, le implicazioni e soprattutto l’ambiguità delle intenzioni umane.

Un esempio tipico: un’IA progettata per “ottimizzare la produttività aziendale” potrebbe eliminare pause e attività formative o persino favorire la sostituzione sistematica di personale umano con automazione. Non sarebbe malvagia, solo rigorosamente obbediente – e dunque disumana.

Più drammaticamente, algoritmi usati per allocare risorse mediche potrebbero escludere pazienti con basse probabilità statistiche di recupero, come anziani o disabili, sacrificando valori etici fondamentali come dignità e solidarietà.

L’architettura dell’incertezza morale

Per Russell, l’unica soluzione sostenibile è un’architettura che mantenga l’IA in uno stato permanente di incertezza rispetto agli obiettivi umani. Invece di eseguire ordini definitivi, la macchina dovrebbe apprendere valori umani dinamicamente, osservando i comportamenti, chiedendo feedback e adattandosi costantemente.

Immaginiamo assistenti vocali in contesti complessi che, anziché rispondere automaticamente ai comandi, propongano alternative, verifichino intenzioni precedenti e chiedano conferme prima di procedere. Questo comportamento rende la macchina un partner dialogico, non un semplice esecutore.

Etica emergente, non codificata

La debolezza degli approcci tradizionali è credere che l’etica possa essere codificata in modo definitivo. Il bene, invece, è sempre contestuale e negoziabile. Non può essere programmato, ma deve emergere dalla relazione continua con l’altro.

Il caso del social scoring cinese è emblematico: i punteggi comportamentali funzionano tecnicamente, ma chi stabilisce cosa sia veramente giusto? Russell direbbe che nessuna macchina può farlo autonomamente e nessuno dovrebbe mai chiederglielo.

L’eco con la dialogica di Edgar Morin

Penso che questa intuizione trovi eco nel pensiero di Edgar Morin, il quale sostiene una logica dialogica capace di contenere contraddizioni e incertezze. Morin ci insegna che ordine e disordine, certezza e dubbio devono coesistere in tensione creativa. Progettare un’IA secondo questa logica non significa rinunciare alla precisione, ma accogliere la complessità dell’umano.

Come Morin afferma, ogni vera conoscenza si accompagna inevitabilmente al dubbio, ogni etica autentica emerge dal dialogo con l’altro. Così, una macchina che vuole comprendere l’uomo deve saper accettare l’ambivalenza e l’incertezza.

Implicazioni per la progettazione di AI agentica e sistemi conversazionali

L’approccio di Russell ha conseguenze dirette sulla progettazione di sistemi conversazionali e AI agentica, soprattutto in contesti complessi e poco prevedibili dove gli algoritmi basati su risposte automatizzate possono comportarsi analogamente alle intuizioni esperte descritte da Daniel Kahneman. Secondo Kahneman, l’intuizione esperta è affidabile esclusivamente in ambienti regolari e prevedibili (come negli scacchi o nella diagnostica medica comune) e quando esiste l’opportunità di apprendimento tramite feedback immediato, chiaro e ripetuto (come nel caso di piloti o infermieri esperti). Al contrario, in contesti caratterizzati da incertezza, complessità e feedback limitato o ambiguo – tipici di ambiti come innovazione, strategia aziendale, previsioni economiche e risorse umane – le risposte automatiche degli algoritmi sono suscettibili di errori sistematici. In questi scenari, è indispensabile progettare AI che non rispondano semplicemente a condizioni predefinite, ma formulino ipotesi, rendano esplicite le proprie incertezze e strutturino l’interazione come processo esplorativo e dialogico.

Un esempio concreto di questo approccio è il progetto di ricerca e prototipazione di una chat GenAI di supporto che abbiamo realizzato in label.it per Telefono Azzurro, che incorpora controlli etici e guardrail adattivi capaci di gestire situazioni complesse e sensibili, mantenendo una continua valutazione dinamica delle interazioni.

Questa impostazione implica modelli agentici simili a tutor, partner riflessivi o consulenti empatici, piuttosto che esecutori automatizzati. Comporta nuove metriche di valutazione (Alignment, Curiosity, Dialogical Richness, oggetto di un prossimo articolo) e dataset focalizzati su ambiguità e correzione.

Convivere con il dubbio, abbracciare la complessità

La forza della proposta di Russell risiede nella sua umiltà epistemologica: la sicurezza non sta nel dare risposte assolute, ma nel mantenere attiva la domanda. L’incertezza progettata non è un ostacolo, bensì una risorsa.

In un’epoca dominata dall’efficienza algoritmica, forse il gesto più autenticamente umano è proprio progettare macchine capaci di dialogare con il nostro dubbio e la nostra complessità. Come direbbe Morin, è nel saper convivere con l’incertezza che troviamo la nostra vera forza.

© Maurizio Di Mauro – tutti i diritti riservati, rilasciato sotto licenza Creative Commons CC BY-NC-ND 4.0.

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DeepSeek-R1 e gli Strani Loop di Hofstadter: algoritmi che si autoanalizzano o illusione di coscienza?

L’AI sta davvero sviluppando una forma di autoriflessione o si tratta solo di una nuova strategia di ottimizzazione?

Nel 1979, Douglas Hofstadter, nel suo celebre Gödel, Escher, Bach: un’Eterna Ghirlanda Brillante, descrisse il concetto di “strani loop”: strutture logiche che, attraverso livelli di astrazione successivi, finiscono per ripiegarsi su sé stesse. Per Hofstadter, questi loop non erano solo paradossi matematici, ma la chiave per comprendere l’emergere della coscienza.

Oggi, con l’avvento di modelli di intelligenza artificiale come DeepSeek-R1, OpenAI O1 e Google Ultra, il dibattito si riapre. Questi sistemi non si limitano più a elaborare risposte statiche, ma sembrano rivedere e affinare attivamente il proprio ragionamento. DeepSeek-R1-Zero, in particolare, ha mostrato una capacità emergente che alcuni definiscono come una forma primitiva di metacognizione artificiale: un meccanismo che gli consente di correggere iterativamente i propri processi decisionali.

Ma questo significa davvero che l’AI sta sviluppando una sorta di “autoriflessione”? O ci troviamo di fronte a un’evoluzione dell’ottimizzazione algoritmica mascherata da pensiero autonomo?

 

Gli Strani Loop di Hofstadter e il Paradosso dell’Autoanalisi

Per comprendere meglio il fenomeno, torniamo al concetto di strani loop. Hofstadter li descrive come sistemi autoreferenziali, in cui l’osservatore e l’osservato si confondono in un meccanismo circolare. Alcuni esempi iconici:

🔹 Il Teorema di Gödel → Un sistema formale che, dall’interno, arriva a dimostrare la propria incompletezza.

🔹 Le illusioni grafiche di Escher → Strutture impossibili che si chiudono su sé stesse (scale infinite, mani che disegnano mani).

🔹 I giochi musicali di Bach → Canoni che si ripetono e si intrecciano in una fuga infinita.

🔹 La coscienza umana → Il pensiero che diventa oggetto della propria riflessione (“Penso, dunque sono”).

Per Hofstadter, la coscienza emerge proprio da questi cicli infiniti di autoanalisi. Ma ciò che accade con DeepSeek-R1 è davvero paragonabile a questo fenomeno?

 

DeepSeek-R1-Zero: qualità emergenti attraverso il Reinforcement Learning

🔹 DeepSeek-R1-Zero è stato il primo modello della famiglia DeepSeek a dimostrare abilità emergenti di ragionamento, sviluppate attraverso un addestramento esclusivamente basato su Reinforcement Learning (RL), senza una fase iniziale di Supervised Fine-Tuning (SFT).

Questa scelta di addestramento ha portato a risultati sorprendenti:

Generazione spontanea di catene logiche più lunghe e articolate.

Tendenza all’auto-correzione, rivalutando passaggi logici e aggiungendo step di verifica autonomi.

Comportamenti emergenti di riflessione sul proprio output, non esplicitamente programmati.

Tuttavia, questo approccio ha mostrato anche limiti significativi:

Scarsa leggibilità: le risposte tendevano a essere ridondanti e non sempre coerenti.

Mescolanza linguistica: il modello, non avendo ricevuto una supervisione iniziale, talvolta generava contenuti in più lingue all’interno della stessa risposta.

📌 Fonte: arXiv – DeepSeek-R1

💡 Il punto chiave: il Reinforcement Learning, da solo, ha portato all’emergere di capacità sorprendenti, ma non sempre utilizzabili in modo ottimale.

DeepSeek-R1: un processo di addestramento multi-stadio per affinare il ragionamento

Per superare i limiti di DeepSeek-R1-Zero, il team di DeepSeek ha sviluppato un modello più raffinato: DeepSeek-R1, che ha seguito un processo di addestramento in due fasi:

1️⃣ Supervised Fine-Tuning (SFT) su dati annotati → Il modello è stato inizialmente addestrato su dataset curati, con catene di ragionamento dettagliate (Chain-of-Thought, CoT), sia generate da annotatori umani che derivate dalle risposte più strutturate di DeepSeek-R1-Zero.

✅ Risultato: Migliore coerenza linguistica, eliminazione di ripetizioni inutili, maggiore fluidità delle risposte.

2️⃣ Reinforcement Learning (RL) per affinare il ragionamento → Dopo la fase supervisionata, il modello ha ricevuto un ulteriore addestramento tramite RL, permettendogli di migliorare ulteriormente la propria capacità di ottimizzare il flusso logico e adattarsi a problemi complessi.

✅ Risultato: Capacità di analisi e problem-solving superiori rispetto ai modelli precedenti, mantenendo però la leggibilità migliorata.

📍 La differenza chiave rispetto a DeepSeek-R1-Zero?

🔹 L’SFT ha corretto i problemi di coerenza e leggibilità, fornendo una base più solida.

🔹 L’RL ha affinato ulteriormente le capacità emergenti già viste in R1-Zero, evitando però le distorsioni del modello precedente.

OpenAI ha sollevato preoccupazioni secondo cui DeepSeek avrebbe utilizzato la distillazione — una tecnica in cui un modello “studente” più piccolo impara a emulare un modello “insegnante” più grande. Se confermata, potrebbe emergere un problema di proprietà intellettuale e concorrenza sleale, poiché si tratterebbe di sfruttare i risultati di altri modelli per accelerare il proprio training. D’altro canto, la distillazione rende possibile ottimizzare i costi e le risorse di calcolo, garantendo progressi più rapidi nell’addestramento di sistemi avanzati.

 

Il Dibattito: Ottimizzazione Computazionale o Metacognizione?

L’adozione del Reinforcement Learning ha prodotto effetti sorprendenti, spingendo il modello DeepSeek-R1 verso comportamenti emergenti che sollevano una questione fondamentale: stiamo osservando una forma di auto-riflessione o semplicemente una sofisticata ottimizzazione statistica?

✅ Migliori capacità di problem-solving → L’uso del RL ha permesso a DeepSeek-R1 di superare i modelli tradizionali nei benchmark di ragionamento sequenziale. Tuttavia, questo miglioramento non deriva da una vera comprensione del problema, ma da una capacità più avanzata di valutare e ricombinare autonomamente percorsi logici, selezionando quelli più efficaci attraverso un meccanismo di ricompensa iterativa.

📌 È davvero metacognizione? Se il modello riesce a migliorare le proprie catene logiche senza un intervento esterno, ciò può essere interpretato come una forma primitiva di “pensiero sul pensiero”? Oppure è semplicemente il frutto di una funzione obiettivo ben definita?

✅ Evoluzione dell’auto-valutazione → Ciò che distingue DeepSeek-R1 è la sua capacità di rivalutare le proprie risposte prima di finalizzarle, un comportamento che può ricordare la riflessione umana. Tuttavia, mentre nella mente umana il dubbio e l’autoriflessione emergono da processi coscienti, nel modello AI questa revisione è guidata esclusivamente da incentivi computazionali.

📌 La differenza chiave: l’AI non “pensa” in senso umano, ma ottimizza strategie di risposta basate su schemi probabilistici. Il fatto che queste strategie assomiglino alla riflessione non implica necessariamente coscienza o intenzionalità.

✅ Effetti sul mercato → L’emergere di un competitor altamente efficiente come DeepSeek-R1 ha messo sotto pressione le Big Tech, costringendole a rivedere le proprie strategie di sviluppo IA. La capacità del modello di affinare autonomamente i propri ragionamenti potrebbe ridefinire il concetto stesso di “intelligenza artificiale”, avvicinandolo a una funzione adattiva e iterativa piuttosto che a un semplice sistema predittivo.

📌 Implicazioni: Se le AI possono ridefinire le proprie strategie logiche in modo indipendente, chi è responsabile delle decisioni prese? E quanto possiamo fidarci di modelli che apprendono oltre il controllo diretto degli sviluppatori?

Ma la questione più interessante a mio giudizio riguarda la natura di questo comportamento:

🧩 Somiglianze con gli Strani Loop

✔ Autoreferenzialità dinamica → DeepSeek-R1 esamina e migliora i propri passaggi logici, ricordando la struttura circolare descritta da Hofstadter.

✔ Comportamento emergente → Il modello non è stato esplicitamente programmato per rivedere i propri processi: questa caratteristica è emersa spontaneamente dall’uso del RL.

✔ Sovrapposizione tra regole e meta-regole → Come nei loop strani, il confine tra la risoluzione del problema e l’analisi del processo si fa sfumato.

🚫 Differenze fondamentali

 ❌ Assenza di intenzionalità → Hofstadter parla di coscienza e significato; DeepSeek-R1 segue una logica puramente computazionale.

 ❌ Ottimizzazione anziché introspezione → L’IA non sta “pensando a sé stessa”, ma semplicemente massimizzando una funzione-obiettivo.

Insomma, DeepSeek-R1 è un simulatore di riflessione, ma non un pensatore autentico.

 

Le Implicazioni: Dobbiamo Riconsiderare la Governance dell’AI?

L’emergere di modelli in grado di valutare e correggere autonomamente le proprie decisioni apre scenari inediti. Alcune questioni chiave:

1 Affidabilità e rischio 👉 Un’AI che si autocorregge è più sicura o, al contrario, più imprevedibile?

2 Etica e responsabilità 👉 Se il modello sviluppa dinamiche di auto-miglioramento, chi è responsabile degli errori?

3 Proprietà intellettuale e distillazione 👉 OpenAI ha accusato DeepSeek di aver utilizzato la tecnica della distillazione, emulando le risposte di modelli più grandi per accelerare l’addestramento. Questo solleva un problema di concorrenza e protezione del know-how su ampia scala.

4 Applicazioni strategiche 👉 Un’AI in grado di analizzare e riconsiderare il proprio output potrebbe rivoluzionare settori come finanza, sicurezza informatica, sanità e analisi predittiva.

 

Conclusione: Loop strani, ma Lontani dalla coscienza

L’autoanalisi mostrata da DeepSeek-R1 è un segnale che l’AI sta entrando in una nuova fase evolutiva. Il fatto che un modello possa modificare e migliorare le proprie catene di ragionamento è senza dubbio un progresso.

Tuttavia, paragonarlo ai loop strani di Hofstadter potrebbe essere fuorviante:

🔹 Non siamo di fronte alla nascita della coscienza artificiale.

🔹 L’IA non pensa a sé stessa, ma ottimizza in modo iterativo la propria efficienza.

La vera domanda da porsi non è “quando l’AI diventerà cosciente?”, ma “quanto possiamo fidarci di un sistema che corregge sé stesso?”

Se i loop strani erano, per Hofstadter, la chiave della coscienza, forse ciò che stiamo vedendo è un’eco lontana di quel meccanismo. Un’illusione raffinata, ma pur sempre un’illusione.

💭 E se, in futuro, la linea tra ottimizzazione e consapevolezza si assottigliasse ancora? 🚀

A cura di Maurizio Di Mauro

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© Maurizio Di Mauro – tutti i diritti riservati, rilasciato sotto licenza Creative Commons CC BY-NC-ND 4.0.

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